Mangiare troppo sano mette a rischio la vostra salute: una realtà spesso sottovalutata
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Mangiare troppo sano mette a rischio la vostra salute: una realtà spesso sottovalutata

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- 26 Gennaio 2026

Sul tavolo, accanto a un bicchiere d’acqua filtrata e a un’insalata color pastello, c’è il silenzio. Qualche anno fa una scena simile avrebbe evocato leggerezza, cura, buoni propositi. Ora invece, in alcune case, questa cura si trasforma in una sorte di ossessione silenziosa. Nelle pause pranzo tra colleghi si moltiplicano domande, rinunce e sguardi fugaci alle etichette: c’è chi si sente in trappola, ma pochi lo ammettono davvero.

L’intenzione sincera che sfuma nell’ansia

Cercare di mangiare meglio è un gesto di autocompassione, una piccola rivoluzione quotidiana. Tuttavia, basta poco perché il confine diventi sfumato e la volontà di benessere si tramuti in rigidità. L’attenzione all’alimentazione prende il sopravvento, scivolando nel controllo compulsivo. All’improvviso, cene e inviti spontanei appaiono come minacce invece che opportunità. Quel che prima era semplice varietà diventa terreno di scontri interiori: mangiare un certo alimento può generare una sottile inquietudine che niente sembra placare.

La ricerca della purezza: ossessione e isolamento

La distinzione tra cibo “buono” e “cattivo” diventa netta e implacabile. Alcune persone iniziano a evitare cibi imperfetti, selezionando con attenzione maniacale ingredienti e preparazioni. Il desiderio di controllo prende il posto del piacere e la tavola si riempie di regole più che di sapori. Si evita di cenare fuori, si rinuncia a una pizza in compagnia, e di colpo il momento più semplice – condividere un pasto – si carica di tensione. Il nutrimento non riguarda più solo il corpo: coinvolge la mente, che si chiude in rituali e controlli.

L’ortoressia, la trappola invisibile della qualità a tutti i costi

Questo fenomeno non ha nulla a che vedere con una dieta passeggera. L’ortoressia è l’ossessione per la qualità assoluta del cibo, al punto da trasformare un gesto naturale in un dovere estenuante. Non importa la quantità quanto la purezza. Si legge ogni minima scritta sulle confezioni, si eliminano interi gruppi alimentari per paura di non essere abbastanza sani. A differenza dell’anoressia, qui il cruccio non è il peso, ma la perfezione di ciò che si ingerisce. Spesso, si finisce per negare al proprio corpo ingredienti necessari, immaginando che certe esclusioni garantiscano immunità, mentre invece si rischiano carenze silenziose.

Privarsi per sentirsi migliori: un’illusione che toglie forza e serenità

Quando la lista degli “evitati” cresce – niente zucchero, niente glutine, niente latticini, niente grassi, senza una reale necessità medica – il corpo inizia a inviare segnali. La fatica persiste, i capelli cadono con più frequenza, magari il ciclo si scombina. Il paradosso è chiaro: più si cerca la perfezione, più si allontana uno stato di benessere autentico. I cosiddetti superfood, da soli, non bastano a compensare lo squilibrio di un’alimentazione monca. Eppure la pressione sociale, accentuata dai social media e dagli ideali estetici che viaggiano online, spinge a credere che si debba essere sempre “migliori”.

Il piacere non ha meno valore della disciplina

Ristabilire l’equilibrio si può, raccontano i dietologi più prudenti, riscoprendo la varietà. La regola dell’80/20 – mangiare nutrienti per l’80% della giornata lasciando spazio al piacere per il resto – assomiglia più al buon senso che a una strategia. È un invito a staccare il proprio valore personale da quello della propria dieta, ad accettare che una fetta di torta non definisce chi si è. Si tratta di dare ascolto ai reali segnali del corpo, senza imposizioni severe. Perché la salute non riguarda solo la dieta: passa dalla mente, dalle emozioni, dalle relazioni umane che i pasti condivisi aiutano a nutrire.

Il ritorno a una normalità gentile

In questo scenario, la vera rivoluzione è la normalità, fatta di gesti semplici e imperfetti. Saper mangiare senza sensi di colpa, permettersi un pranzo in compagnia senza analizzare ogni ingrediente, riporta leggerezza in tavola e in testa. Volersi bene – anche attraverso il cibo – non ha bisogno di estremi, ma del gusto di accogliere l’imperfezione, accanto a un bicchiere d’acqua e a una fetta di pane, magari non integrale, magari normale. Ma sempre con piacere.

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Appassionata di scrittura e di storie, ho 42 anni e mi diletta come giornalista amatoriale, esplorando temi di attualità e cultura con curiosità e entusiasmo.

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